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Dormi tranquillo

Ricordo nitidamente la prima sera in ospedale dopo aver partorito Pietro, un nanetto di 3,600 Kg che dormicchiava agitato nella culletta di fianco a me. Ricordo che arrivo’ la puericultrice e le chiesi come fare per farlo dormire tranquillo. Lei mi rispose, sottovoce, che l’ideale sarebbe stato prenderlo nel letto con me e farlo dormire abbracciato alla mamma.
Fu l’inizio della fine del mio sonno.
Oddio, arrivata a casa provai a metterlo nella culla, ma sembrava così piccolooooo dentro a quella culla enormeeeeeee. Poi, era così comodo tenerlo nel lettone per allattarlo: tiri fuori la tetta, gliela porgi, lui ciuccia e tu ti riaddormenti. Seeee, certo, così sarebbe stato se non avessi provato un dolore lancinante ogni volta, causa ragadi, ingorghi, etc… E se la sua richiesta fosse arrivata, toh, ogni due ore? Ma perché un ranocchietto che può attingere alla fonte del puro piacere dovrebbe farlo ogni 2 ore se può attaccarsi ogni 20 minuti? Ancora oggi non riesco a dargli torto.
Beh, questi furono i primi sei mesi di notti con Pietro: lunghe, interminabili… Eppure così brevi, così inutili al fine del riposo genitoriale e filiare.
Pietro non dormiva piu’ di 20 minuti di seguito, si svegliava urlante, non riusciva a riaddormentarsi, era arrabbiatissimo tutto il giorno. Lo tenevamo in braccio, addosso, camminavamo con lui, correvamo con lui, decidevamo di portarlo al Pronto Soccorso ogni notte convinti che non fosse umanamente possibile dormire così poco. Tempo di addormentamento cullati in braccio a mamma e papa’: 2 ore ogni benedettissima sera. Per 6 mesi. Lo giuro.
Poi qualcuno mi parlo’ del Libro, di quel Libro, sconosciuto prima del parto, quello che tutte le mamme “natural” consideravano la fonte del male, la quintessenza della crudeltà, il preludio ai traumi infantili: “Fate la nanna” di Eduard Estivill.
Per chi non lo sapesse, Eduard Estivill e’ un medico specializzato in neurofisilologia ( ebbene si, e’ proprio un esperto vero, non un fanatico del sonno…) direttore di una clinica specializzata in problemi di sonno che ha ideato un metodo “infallibile” per risolvere i problemi di addormentamento dei bambini. La prima parte del metodo e’ tenera e inattaccabile: creare una routine fatta di un giochino nuovo per la nanna, ciucci sparsi nel letto, orari fissi, luci spente, etc… Niente di piu’ facile: lo sanno tutti che le abitudini aiutano i bambini nella loro quotidianità.
Poi casca l’asino e arriva l’anticristo, la seconda parte del metodo: bisogna mettere il bimbo nel suo lettino, nella sua stanza, dicendogli parole rassicuranti senza toccarlo, ne prenderlo in braccio, uscire dalla stanza e rientrare periodicamente allungando sempre di piu’ i tempi di allontanamento.
La maggior parte della gente vede nel metodo, nell’allontanamento, la cosa piu crudele del mondo, l’abbandono di un bambino che “viene lasciato piangere”. In realtà, l’ottica da cui guarda Estivill e’ opposta a questa credenza e spiegata molto chiaramente: rientrando ogni tot minuti il bimbo capisce che i genitori non lo abbandonano, ma tornano sempre da lui. Solo che e’ l’ora della nanna e rientrano per spiegarglielo, non per giocare o coccolare. Per Estivill il sonno e’ un’abitudine, esattamente com’e il bagnetto, la pappa, le uscite: se il bambino non sa gestirle sta a noi insegnarglielo.
Ora, io e mio marito ci ponemmo un po’ di domande per vedere se questo metodo poteva fare per noi, considerato che, gas a parte, le avevamo provate davvero, davvero tutte.
Domanda 1: era troppo presto per Pietro che aveva solo 6 mesi? In teoria si, in pratica no: dalla nostra osservazione era emerso che la tetta per Pietro era un feticcio notturno, non un nutrimento: metteva li la bocca e stop. E, no, il ciuccio non lo voleva, nel caso ve lo steste chiedendo. Quindi, no, non era poi così presto.
Domanda 2: ci sembrava troppo crudele? Beh, sinceramente no: lui piangeva comunque due ore di fila ogni sera, quindi…
Domanda 3: eravamo pronti ad essere messi alla gogna da tutti? Si. Il nostro istinto ci diceva che era la cosa giusta da fare.
Decidemmo di rendere le cose piu’ soft vista la tenera eta’ del nanetto: il lettino sarebbe rimasto in camera nostra tutta la notte, non lo avremmo preso in braccio, ma accarezzato si, avremmo tenuto una piccola luce accesa.
Iniziammo e finimmo in un week end: prima sera urlante per 1 ora e 50 minuti con un risveglio lagnoso verso l’1 di notte sedato in 50 minuti. Risveglio alle 5 e 30 per colazione e nanna con noi per altre 3 ore. Seconda sera lagnoso per 25 minuti con solito risveglio alla 1 e colazione alle 5 e 30 e solite 3 ore con noi. Dal lunedì, secco nel letto dalle 21 alle 6. E di giorno: felice, entusiasta, sorridente, desideroso di fare.
Mi sa che aveva proprio sonno.
Ci furono altre notti difficili? Beh, certo, a causa dei denti, della febbre, della coccolite. Ma non ci furono mai piu’ notti deliranti, infelicita’, delusione, esasperazione. Mai.
Mia sorella, molto simpaticamente, mi disse che Pietro avrebbe avuto uno sviluppo neurologico piu’ lento a causa del metodo, avrebbe camminato piu’ tardi, parlato male e dopo parecchi anni. Niente fu piu’ falso: a 8 mesi gattonava, a 13 camminava, a 24 parlava, a 26 ha tolto il pannolino. Ed e’ un bambino normale, felice, esilarante.
La cosa che fece piu’ male non furono i pianti, pochi e nulli paragonati a quelli precedenti, ma i giudizi. Mi tacciarono di crudeltà, di nazismo, di insensibilità, di egoismo. Dissero che per i figli si fanno sacrifici e si può anche non dormire per anni. Dissero che ero snaturata, che non ero “dalla parte dei bambini” (quanto ho odiato questa terminologia). Fece male, fa male. Fa male sentirsi dire di essere cattive madri, fa malissimo che ti diano della madre crudele.
Ma ebbi ragione: Pietro non avrebbe “imparato” a dormire in due giorni se non avessi intuito che quello poteva essere il metodo giusto per lui. Inoltre, c’e molta ignoranza rispetto al metodo Estivill: la maggior parte dei pareri si basano sul sentito dire, non sul letto e lo sperimentato.
Ora, lo consiglierei? No, per svariati motivi, primo tra tutti che difficilmente un metodo accontenta tutti e si rivela ideale per tutte le famiglie. Secondo, perche’ non voglio fare la tuttologa navigata che pensa di avere la soluzione per tutto. Ma consiglierei di prenderlo in considerazione, di leggere il libro e di valutare se il metodo può fare o non fare per noi. Ciò che mi convinse fu l’approccio e le motivazioni, prima che la speranza di uscire da un mondo fatto di stanchezza e frustrazione.
L’unico consiglio che posso dare e’ di non giudicare: ne’ la sottoscritta o le altre fautrici del metodo Estivill, ne’ chi tiene il bambino nel proprio letto fino a 9 anni, ne’ chi ha la fortuna di avere bimbi che “mangiano e dormono”( ma esistono davvero???). Potete dire “questa cosa non fa per me”, ma non giudicatela sbagliata a priori. Gran parte del legame cozza-scoglio che contraddistingue me e mio figlio e’ nato quando abbiamo ricominciato entrambi a dormire. E a sorridere 🙂

 

articolo scritto da Serena Chiarion

 


4 commenti

  • Chiara il 6/11/2012 scrive:

    Io sono una grandissima sostenitrice di questo libro e di questo metodo, e anche io sono stata tacciata di essere una nazista, di essere egoista e una cattiva mamma! concordo con Serena, questo è il commento che più mi ha fatto male: ma puoi quando guardo Sara che è serena, che dorme 12 ore per notte, che non ha problemi ad addormentarsi nel suo lettino, che alla mattina mi accoglie con un mega sorrisone, tutto sparisce. E guardo le mamme che mi hanno tacciato di essere una cattiva mamma, sfinite, che non dormono da mesi, orgogliose di ciò, ma praticamente isteriche con tutti e mi domando: forse io sarò stata un pò nazista ma non sono sempre sfinita, ho una bimba serena e non isterica perchè sono mesi che non dorme ma non giudico. Non dico che queste mamme sono cattive mamme: dico solo che sono mamme che hanno scelto un approccio diverso dal mio. Mi fa solo male che mi abbiano giudicato.
    Concludendo, consiglio a tutti di leggere questo libro e poi scegliere, come ha fatto Serena e come abbiamo fatto noi, se addottare questo metodo: premetto che anche noi non abbiamo scelto di seguire passo passo il metodo di Estivill come ad esempio non lasciare luci nella camera della piccola!
    Chiara



  • Anna Poli il 24/5/2018 scrive:

    Mi hai fatto ridere e mi hai fatto piangere…. Adesso abbiamo superato il problema, ma ricordo come un incubo la fase del lettino con le sbarre (regalo della nonna….) e le prime notti in cameretta. Comunque ci ha aiutato tantissimo abbandonare il famigerato lettino gabbia, e passare a un meraviglioso lettino di Woodly, anche Pietro, non ha vissuto più la nanna come una costrizione, e dopo una due giorni dormiva come un sasso 🙂



  • Super Mamma il 25/5/2018 scrive:

    Sono felice che adesso stiate bene entrambi un abbraccio



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