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Bullismo: il volto del disagio giovanile

Cos’è il bullismo? Per rispondere a questa domanda in poche parole potremmo dire che è l’insieme di prevaricazioni ripetute nel tempo da parte di un soggetto più “forte” nei confronti di un soggetto debole. Purtroppo vi è un mondo di silenziosa sofferenza dietro queste poche parole.

Il bullismo come fenomeno sociale

 

Per non usare impropriamente il termine “bullismo” occorre che siano soddisfatti alcuni requisiti che lo definiscono:

gli attori di questo fenomeno sono ragazzi in età per lo più scolare;
intenzionalità, le prepotenze e le aggressioni sono premeditate e mirate a provocare sofferenza per il divertimento del bullo e del gruppo;
ripetitività nel tempo delle azioni del bullo
squilibrio di potere tra bullo (più forte) e vittima (più debole);
la vittima è indifesa e ha paura di denunciare per via delle ritorsioni.

 

Una volta definito cos’è il bullismo occorre fare delle riflessioni riguardo alle sue implicazioni sociali. Questo perché, spesso, è messo in atto davanti ad un pubblico di coetanei che guardano, tacciono, ridono e fanno video che verranno diffusi in rete.

 

Bisogna spendere qualche parola anche per definire le caratteristiche delle vittime. Si tratta di ragazzi introversi o semplicemente diversi (tempestati dall’acne, obesi, troppo magri, ecc.), ragazzi che magari vivono male la separazione dei genitori o ragazzi che non riescono ad integrarsi col gruppo.

È in questa maniera che inizia il circolo vizioso del bullismo. Chi è forte prevarica sul debole che, pur soffrendo intensamente, si sente in qualche modo parte del gruppo anche se nel modo peggiore possibile. E non c’è rifugio che tenga. Questo dolore lo si porta nel cuore sempre e comunque. Non se ne parla perché, facendolo, gli adulti potrebbero intervenire e il bullo certamente si vendicherà. Non ci si sente al sicuro nemmeno nella propria casa, nella propria stanza perché le nuove tecnologie sono un veicolo potente per ritrovarsi derisi pubblicamente.

 

Ma cosa passa nella mente del bullo? Questo ho chiesto ad un’adolescente che da lungo tempo osservo mettere in pratica atti aggressivi nei confronti dei suoi coetanei. Mi ha spiegato che, fondamentalmente, il bullo è un soggetto debole e che non sa come affermarsi e come conquistare un ruolo nel gruppo. È qualcuno che ha bisogno di stare al centro dell’attenzione e lo ottiene nel peggiore dei modi: odiando e aggredendo.

 

Dunque il bullismo si profila come disagio giovanile sia per i bulli che per le vittime che, sostanzialmente, pagano per il disagio generale.

Cosa fare per combattere il bullismo

Contro il bullismo sono in atto numerose campagne istituzionali e sono molte le associazioni che si prestano per iniziative e attività volte al contrasto di questo grave fenomeno.

Una di queste è la Clinica Dedalus.

Cosa fa la Clinica Dedalus per le vittime silenziose

 

La Clinica Dedalus, in Via Marconi 20 a Bologna, si occupa dei nuovi disagi giovanili offrendo due preziosi elementi:

Ascolto: una cosa che spesso diamo per scontata ma, che per una vittima del bullismo, è un’ancora di salvezza nel mare tempestoso in cui vive il suo cuore. Essere ascoltati significa anche essere presi sul serio perché il bullismo non è solo un piccolo conflitto tra “ragazzini” ma un forte sintomo del disagio in cui oggi vivono i ragazzi.
Occasione: quella di spezzare il circolo vizioso di sofferenza. Quella di smettere di essere vittime e quella di uscire da quell’inferno a testa alta e con coraggio. Occasione di poter dire ciò che si sente nel cuore.

Ascoltare e creare l’occasione per spezzare il circolo vizioso della prepotenza è solo l’inizio ma è importante proprio perché permette di iniziare un cammino.

 


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