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Così é la vita

Così é la vita: Imparare a dirsi addio, é un libro di Concita De Gregorio.

Conoscevo l’autrice per aver letto: Una madre lo sa. Tutte le ombre dell’amore perfetto.

Un libro meraviglioso che vi consiglio. Invece questo libro sulla morte mi lasciava un pò sconcertata, io non ho paura della morte sono dell’idea, come diceva Oscar Wilde che non bisogna averne paura perché: quando la morte non c’è ci siamo noi, e quando c’è lei, noi non ci siamo più. Sono d’accordo con l’autrice che ormai la morte, come la malattia e la vecchiaia sono gli ultimi tabù, viviamo come se la fine non esistesse, forse se ci pensassimo più spesso, ci comporteremmo meglio. L’autrice si domanda perché non si portano più i bambini ai funerali, in realtà mia mamma mi portò da bambina ad un funerale di uno zio di mio padre e ancora me lo sogno la notte, quindi credo che sì possono impressionarsi, ma concordo che non bisogna dir loro le bugie oppure frasi tipo: “é partito per un lungo viaggio”, perché il bambino aspetterà e rimarrà deluso del non ritorno.

La trama:

I bambini fanno domande. A volte imbarazzanti, stravaganti, definitive. Vogliono sapere perché nasciamo, dove andiamo dopo la morte, perché esiste il dolore, cos’è la felicità. E gli adulti sono costretti a trovare delle risposte. È un esercizio tra la filosofia e il candore, che ci obbliga a rivedere ogni volta il nostro rassicurante sistema di valori.

Perché non possiamo deluderli. Né ingannarli. Siamo stati come loro non troppo tempo fa. Dell’invecchiare, dell’essere fragili, inadeguati, perfino del morire parliamo ormai di nascosto. Ai bambini è negata l’esperienza della fine. La caducità, la sofferenza, la sconfitta sono fonte di frustrazione e di vergogna.

L’estetica dell’eterna giovinezza costringe molte donne nella prigione del corpo perfetto e le inchioda dentro un presente mortifero, incapace di darci consolazione, perfino felicità. In questa intensa, sorprendentemente gioiosa inchiesta narrativa, Concita De Gregorio ci chiede di seguirla proprio in questi luoghi rimossi dal discorso contemporaneo. Funerali e malattie, insuccessi e sconfitte, se osservati e vissuti con dignità e condivisione, diventano occasioni imperdibili di crescita, di allegria, di pienezza. Perché se non c’è peggior angoscia della solitudine e del silenzio, non c’è miglior sollievo che attraversare il dolore e trasformarlo in forza.


5 commenti

  • La solita mamma il 12/10/2012 scrive:

    L’ho letto da poco e mi è piaciuto incondizionatamente. Lo tengo ancora vicino al comodino: l’ho preso dopo aver perso ad agosto mio padre, insieme ad altre letture sulla morte. E’ un tema-tabù.
    Mi piace la delicatezze con cui l’autrice affronta l’argomento. Peccato che sia finito subito (secondo me è troppo breve!)
    Buon fine settimana!



    • Super Mamma il 13/10/2012 scrive:

      tesoro un abbraccio, in effetti come dicevo ormai la vecchiaia, la malattia e la morte sono gli ultimi tabù quando invece sono una parte naturale della vita come la nascita e la crescita.



  • Monica mimangiolallergia il 12/10/2012 scrive:

    ma come fai a stare qua e a stare là! sei davvero una supermamma:D questo libro… aspetto, non sono dell’umore giusto…



    • Super Mamma il 13/10/2012 scrive:

      cara Monica sono molto veloce a leggere e mi é sempre piaciuto poi da quando ho il lettore per e-book riesco a leggere molto di più ad esempio questo l’ho finito di leggere ieri mentre ero in sala d’attesa dal dentista 😀
      Come mai non sei in vena é successo qualcosa?



  • Homemademamma » Venerdi’ del libro: New York New York il 16/10/2012 scrive:

    […] Blogfamily […]



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