Tonno in scatola e mercurio: quanto mangiarne davvero senza rischi?

Il tonno in scatola è uno degli alimenti più presenti nelle cucine italiane. Costa relativamente poco, si conserva a lungo ed è una soluzione veloce per preparare pasti ricchi di proteine.

Proprio per questo molte persone finiscono per consumarlo molto spesso, a volte anche più volte a settimana. Ma c’è un aspetto che viene spesso sottovalutato: il tonno è uno dei pesci che accumula più mercurio. E trattandosi di un grande predatore marino, non è affatto un dettaglio irrilevante.

insalata con tonno
Tonno in scatola e mercurio: quanto mangiarne davvero senza rischi?

Mangiarlo occasionalmente non rappresenta un problema per la maggior parte delle persone. Il rischio aumenta quando diventa una presenza costante nella dieta, soprattutto senza alternarlo ad altri tipi di pesce.

Perché il tonno contiene mercurio?

Il mercurio è presente naturalmente negli oceani, ma le attività industriali ne hanno aumentato enormemente la concentrazione nelle acque marine.

Nel mare il mercurio entra nella catena alimentare: viene assorbito dai piccoli organismi, poi dai pesci più piccoli e infine dai grandi predatori come il tonno. Più un pesce vive a lungo e si trova in cima alla catena alimentare, più tende ad accumulare mercurio nei tessuti.

È proprio per questo motivo che il tonno presenta livelli più elevati rispetto a molte altre specie ittiche. Il principale problema è il metilmercurio, una forma tossica del mercurio che può avere effetti sul sistema nervoso in caso di esposizione elevata e prolungata.

Le categorie più vulnerabili sono le donne in gravidanza, le donne che allattano e i bambini piccoli, perché il mercurio può interferire con lo sviluppo neurologico del feto e dei più piccoli. Negli adulti sani il rischio dipende soprattutto dalla quantità consumata nel tempo e dalla frequenza con cui il tonno viene portato in tavola.

Quanto tonno si può mangiare a settimana?

Per quanto riguarda il tonno fresco, le raccomandazioni sono più severe perché proviene spesso da esemplari di grandi dimensioni, che accumulano quantità maggiori di mercurio. Per un adulto sano è consigliabile non superare una porzione a settimana, pari a circa 150 grammi. Bambini, donne in gravidanza e donne in allattamento dovrebbero invece limitarne fortemente il consumo o preferire altre specie.

Il tonno in scatola contiene mediamente meno mercurio rispetto a quello fresco, ma questo non significa che possa essere consumato ogni giorno senza conseguenze. Per gli adulti sani il consumo consigliato è di massimo due porzioni a settimana, mentre per le categorie più sensibili resta preferibile un consumo occasionale e alternato ad altri pesci.

Anche la specie utilizzata ha un peso importante. Il tonnetto striato, molto comune nelle conserve, tende ad accumulare meno mercurio rispetto al tonno bianco, al tonno pinna gialla o al tonno rosso, che raggiungono dimensioni maggiori e vivono più a lungo.

Leggere l’etichetta può quindi aiutare a fare una scelta più consapevole anche dal punto di vista della salute.

Oltre al mercurio c’è il tema ambientale

Quando si parla di tonno, il discorso non riguarda soltanto il contenuto di mercurio. Esiste anche una questione ambientale molto importante legata alla pesca intensiva.

pesci in scatola
Le alternative più sane e sostenibili

I tonni sono grandi predatori marini e la loro pesca su larga scala può alterare gli equilibri degli ecosistemi oceanici. Alcuni metodi industriali, come le reti a circuizione, provocano inoltre catture accidentali di altre specie marine, tra cui squali e tartarughe.

La riduzione dei grandi predatori ha effetti sull’intera catena alimentare marina e può contribuire alla perdita di biodiversità negli oceani.

Per questo molte organizzazioni ambientaliste invitano a ridurre il consumo abituale di grandi pesci predatori e a preferire prodotti provenienti da filiere più sostenibili.

Le alternative più sane e sostenibili

Esistono pesci ricchi di omega-3 che rappresentano valide alternative al tonno e che, allo stesso tempo, contengono quantità molto più basse di mercurio. Lo sgombro è uno degli esempi migliori: è nutriente, economico e ricco di grassi buoni. Anche sardine, alici e acciughe sono ottime scelte sia dal punto di vista nutrizionale sia da quello ambientale.

Essendo pesci piccoli e con cicli vitali più rapidi, accumulano meno contaminanti e hanno generalmente un impatto minore sugli ecosistemi marini. Il tonno non deve essere demonizzato, ma consumato con maggiore equilibrio. Il problema nasce quando diventa l’unico pesce presente abitualmente nella dieta.

Alternare diverse specie ittiche permette di ridurre l’esposizione al mercurio, assumere nutrienti differenti e avere un impatto ambientale più sostenibile. Consumare pesce in modo consapevole significa quindi non solo fare attenzione alla salute, ma anche riflettere sull’effetto che le nostre scelte alimentari hanno sul mare e sugli ecosistemi.