Decision making strategico: cavalcare la difficile arte della scelta

In questi giorni ho letto il libro…

Decision making strategico:

cavalcare la difficile arte della scelta.

Decidere significa agire nel presente, sulla base del passato per tentare di influenzare un futuro che non possiamo controllare.

Ciò che conosciamo, infatti, è solo ciò che è già avvenuto; è sul passato che poggiamo ogni riflessione ed è proprio dal passato che traiamo dati, statistiche, modelli, scenari.

Purtroppo in questo meccanismo si annida una contraddizione profonda: non è detto che il futuro sia uguale al passato.

Per questo motivo dobbiamo essere lucidi sul fatto che ogni tentativo di previsione è un’ipotesi e non una certezza: una previsione è quindi un atto di fede travestito da razionalità.

Teoria del Prospetto (Prospect Theory), elaborata da Daniel Kahneman e Amos Tversky. È una teoria che rompe definitivamente con l’idea classica di razionalità, sottolineando come le decisioni umane siano sistematicamente influenzate da bias cognitivi, ovvero da distorsioni di ragionamento che risentono di numerosi fattori emotivi.

In particolare, gli autori ne evidenziano due. Il primo è l’avversione alle perdite (loss aversion) secondo il quale le perdite ‘pesano’ psicologicamente quasi il doppio dei guadagni equivalenti.

In altre parole, per sentirci ‘in pari’ e disponibili ad accettare una scommessa in cui possiamo perdere 100 euro, il guadagno in caso di vincita dovrebbe essere di 200 euro.

Questo squilibrio percettivo genera comportamenti apparentemente incoerenti, perché la mente, in questo caso, non segue il calcolo probabilistico ma si muove in base alla paura del rischio e della perdita.

Il secondo elemento fondamentale è il cosiddetto effetto cornice (framing effect) secondo il quale la valutazione di una stessa opzione può variare sensibilmente a seconda di come viene formulata. Ad esempio, se un vasetto di yogurt riporta la scritta ‘90% senza grassi’, le persone lo percepiscono come più sano rispetto allo stesso prodotto etichettato con ‘10% di grassi’. Eppure, l’informazione è identica. È il modo in cui viene presentata, in termini di guadagno anziché di perdita, a orientare la percezione e, spesso, anche la scelta di acquisto.

I bias evidenziati da Kahneman non sono conformi ai principi della razionalità classica, ma risultano coerenti con un modello di decisione più aderente alla complessità dell’esperienza quotidiana…

Stefano Bartoli e Roberta Milanese – la trama:

IL LIBRO RISOLUTIVO PER SMETTERE DI ESSERE INDECISI

E IMPARARE LA DURA ARTE DELLA SCELTA. A TUTTE LE ETÀ.

RICCO DI CONSIGLI AGILI E SEMPLICI DA APPLICARE
IN OGNI AMBITO DELLA VITA.

L’ANSIA SI COMBATTE SCEGLIENDO:
NON SUBIRE LE DECISIONI, IMPARA AD AGIRE.

Decidere non significa prevedere, ma prepararsi.
Non è dominare, ma danzare con l’imprevedibile e ogni buona decisione non nasce dalla certezza ma dal coraggio di sostenere l’incertezza.

Le nostre possibilità di scelta sono potenzialmente infinite, e questa molteplicità può darci la sensazione di essere più liberi rispetto al passato. In realtà, l’eccesso di opzioni genera ansia: ci paralizza, ci fa dubitare di noi stessi e può trasformare ogni bivio in un’esperienza drammatica.

In preda alla paura di sbagliare e al timore del rimpianto, l’uomo del nuovo millennio annaspa e temporeggia di fronte alle decisioni. L’arte della scelta è complicata e, per dipanare la matassa, è necessario individuare i nodi del processo decisionale.

Stefano Bartoli e Roberta Milanese ci guidano oltre le paure che ci bloccano per mostrare, anche attraverso casi reali, quali sono gli efficaci strumenti del decision making strategico.

Tenendo insieme lucidità e intuizione, emotività e ragione, possiamo assumerci la responsabilità di scegliere anche quando non ci sono garanzie: rimanere immobili, in attesa che la soluzione perfetta appaia, è un’illusione pericolosa.

Il processo decisionale strategico permette di navigare la complessità della vita con consapevolezza e lungimiranza, generando scelte efficaci in tutti gli ambiti: dal contesto lavorativo a quello familiare, abbracciando le sfide di ogni fase della vita, dalla giovinezza alla maturità.

ROBERTA MILANESE, psicologa e psicoterapeuta, da trent’anni collabora con Giorgio Nardone, contribuendo all’evoluzione del modello di Terapia Breve Strategica. È docente della Scuola di specializzazione in Psicoterapia Breve Strategica di Arezzo e della Scuola di specializzazione in Psicologia Clinica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ha pubblicato quindici libri sull’approccio strategico tradotti in varie lingue tra cui, con Ponte alle Grazie: Coaching strategico; Cambiare il passato; Il tocco, il rimedio, la parola; Psicopillole; Il cambiamento strategico; La mente ferita; L’ingannevole paura di non essere all’altezza; Rabbia.

STEFANO BARTOLI è psicologo, psicoterapeuta e trainer internazionale del modello strategico, specializzato nella formazione clinica, manageriale e nella consulenza per aziende e organizzazioni. È direttore operativo del Centro di Terapia Strategica e docente universitario in ‘tecniche di colloquio clinico’. Autore di saggi e articoli tradotti in diverse lingue, tiene conferenze in tutto il mondo, portando la Terapia Breve Strategica in contesti internazionali di alto profilo. Per Ponte alle Grazie ha pubblicato, insieme a Giorgio Nardone, Oltre se stessi; Pragmatica della comunicazione digitale; Il peso delle apparenze e L’arte della negoziazione.

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